lunedì 28 maggio 2018

XII giornata di formazione e convivialità, dedicata alla Dottrina Sociale della Chiesa

Ambrogio Lorenzetti, Effetti del Buon Governo in città, 1338-1340, Siena

Sabato 2 giugno 2018 - Nocera Superiore (SA)

XII giornata di formazione e convivialità, dedicata alla Dottrina Sociale della Chiesa

«[…] servono itinerari pedagogici che rendano idonei i fedeli laici ad impegnare la fede nelle realtà temporali. Tali percorsi, basati su seri tirocini di vita ecclesiale, in particolare sullo studio della dottrina sociale, devono essere in grado di fornire loro non soltanto dottrina e stimoli, ma anche adeguate linee di spiritualità che animino l’impegno vissuto come autentica via di santità»

Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale su Gesù Cristo, vivente nella sua Chiesa, sorgente di speranza per l’Europa, «Ecclesia in Europa», del 28-6-2003, n. 41.

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Programma:

h. 10:00 accoglienza e recita del rosario;

h. 10:30 primo intervento, "Opzione Benedetto. La Dottrina Sociale della Chiesa, corpus di morale sociale, risposta alla Rivoluzione";

h. 12:00 secondo intervento, "Opzione Benedetto. Le proposizioni sociali nella Chiesa";

h. 13:15, pranzo

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Ristorante Famiglia Principe 1968, via Santacroce 13 - Nocera Superiore (SA)

Info: opzionebenedetto@gmail.com

venerdì 25 maggio 2018

La civiltà cristiana

[…] alla fine dell’Antichità, i cristiani, che vivevano in una cultura alla quale dovevano molto, la trasformarono dall’interno e la permearono di uno spirito nuovo. […] per dar vita a un’autentica civiltà cristiana. Con le imperfezioni inerenti a ogni opera umana, fu l’occasione di una riuscita sintesi fra la fede e la cultura.

Ai nostri giorni, questa sintesi è spesso assente e la rottura fra il Vangelo e la cultura è “senza dubbio il dramma della nostra epoca” (Paolo VI, Evangelii nuntiandi, n. 20). Si tratta di un dramma per la fede perché, in una società in cui il cristianesimo sembra assente dalla vita sociale e la fede relegata nella sfera del privato, l’accesso ai valori religiosi diviene più difficile, soprattutto per i poveri e per i piccoli, cioè per la grande maggioranza del popolo, che impercettibilmente si secolarizza, sotto la pressione dei modelli di pensiero e di comportamento diffusi dalla cultura dominante. L’assenza di una cultura che li sostenga impedisce a questi piccoli di accedere alla fede e di viverla pienamente. […]

In questa fine di secolo è fondamentale riaffermare la fecondità della fede nell’evoluzione di una cultura. Solo una fede fonte di decisioni spirituali radicali è capace di agire sulla cultura di un’epoca. Così, l’atteggiamento di san Benedetto, un patrizio romano che abbandonò una società invecchiata e si ritirò nella solitudine, nell’ascesi e nella preghiera, fu determinante per la crescita della civiltà cristiana.

Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti all’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura, del 14-3-1997

mercoledì 23 maggio 2018

Leggere Guareschi per capire perché è crollata la nostra civilità

Il trasferimento da Trieste a Parma fu un trauma. A Parma non c’era il mare. Non avevo più la mia maestra: le altre avrebbero fatto la quinta senza di me, mentre io ero da un’altra parte con altre tizie e un’altra maestra: degnissime persone, certo, ma non mi interessavano.

Cominciai ad amare ferocemente Parma a Natale. Faceva un freddo maledetto, raggiungemmo i meno venti. Al mattino ci svegliavamo con i ghirigori alle finestre. Molto romantico, certo, ma tirarsi giù dal letto era una pena. A Natale mi regalarono Don Camillo. Non ero in grado di cogliere tutte le sfumature, certo, ma l’umorismo si. Profondamente cattolico, profondamente convinto come ogni persona di elementare buon senso nella profonda bontà di un mondo piccolo basato sulla famiglia, sulla terra, le vacche, l’alternanza delle stagioni, Guareschi è stato uno scrittore straordinario Il primo libro è del 48. Il primo film è del 52. Il regista era francese in quanto tutti i registi italiani rifiutarono. I film di Don Camillo ebbero un regista francese perché di registi italiani disposti a filmare una così plateale difesa degli odiati valori della tradizione, una beffa così aperta a chi considerava Stalin un paladino dell’umanità, non se ne trovò nemmeno uno.

martedì 15 maggio 2018

Il Sessantotto, contro il Sessantotto. Cinquant’anni dopo.

Di seguito la relazione rivista, accresciuta e annotata di Giovanni Formicola al Convegno "Sessantotto e Humanae Vitae. Due antropologie contrapposte" tenutosi a Parma il 7 aprile 2018.

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I Sessantotto sono due1, entrambi esito del plurisecolare processo rivoluzionario gnostico e anti-cristiano in corso, che si articola in profondità nelle tendenze-inclinazioni-costumi, nelle idee e nei fatti2. Ennesima sfida della storia, di cui ogni fase di tale processo rivoluzionario pretende d’essere un nuovo inizio, da cui ricominciare a contare i giorni di un mondo nuovo, in un tempo nuovo, per un uomo nuovo.

Uno – mutuando la definizione dal titolo del pregevole studio del compianto Enzo Peserico (1959-2008)3 – è quello del piombo. È la versione politica del Sessantotto, ultimo colpo di coda rivoluzionario del comunismo in Occidente. Essa è declinata in termini di agitazione e violenza gruppuscolare, di organizzazione terroristica che si dà una struttura militare, di cui sono forma paradigmatica le Brigate rosse, spacciati come risposta alla violenza del sistema. I suoi sono gli Anni di Piombo. È una stagione di violenza programmata, che insanguina le strade, e lascia dietro di sé un lungo corteo di giovani e giovanissimi figli strappati ai genitori, di orfani, di vedove, di uomini e donne menomati per sempre nel corpo e nell’anima. E questo con il cinico pretesto che ad essere colpita è la divisa, la toga, la funzione sociale repressiva o contro-rivoluzionaria, non la persona, che naturalmente trae conforto, e con essa i familiari e gli amici, per il fatto di non essere stata colpita in quanto tale.