venerdì 13 settembre 2019
venerdì 19 aprile 2019
La morte di Gesù e la discesa agli inferi
Per quanto riguarda la definizione della morte di Cristo, essa è stata in tutto una vera morte umana, quindi ha comportato la separazione dell’anima dal corpo, come mostrano i Vangeli dicendo che Gesù emise lo spirito dal corpo. Gesù è stato veramente morto per circa tre giorni1, fino alla risurrezione. Nello stato di morte, la sua natura umana ha conosciuto il paradosso2 che tutti i morti conoscono: la separazione dell’anima dal corpo. Nel caso unico di Gesù, però, l’anima e il corpo, pur separati tra loro, erano sempre l’umanità del Verbo, perché ipostaticamente uniti nella natura divina. Questo vuol dire che la natura umana di Gesù, anche nello stato di morte, è sempre la natura umana assunta dalla Persona del Figlio. Mentre durante la vita terrena (e dopo, nella vita risorta), anima e corpo sono uniti, e così li possiede la Persona divina, durante la morte il Verbo continua sempre ad assumerli, ma separatamente3. Il corpo morto di Cristo che sta nel sepolcro è sempre il corpo del Verbo e così l’anima. La morte di Gesù è stata vera morte, come sottolinea il Nuovo testamento enfatizzando che Egli fu <<sepolto>> (non si è trattato, quindi di una morte apparente). Il corpo del Signore viene sigillato nella nuda roccia di un sepolcro appena fuori di Gerusalemme e lì attende, incorrotto, la sua risurrezione.
lunedì 1 aprile 2019
domenica 10 marzo 2019
Battaglia sul politically correct
Eugenio Capozzi è ordinario di storia contemporanea all’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa. È autore di diversi volumi: Il sogno di una Costituzione (2008), Partitocrazia (2009), Storia dell’Italia moderata (2016). Lo scorso 29 novembre è uscito il suo ultimo saggio, Politicamente corretto, storia di un’ideologia. Un volume prezioso che, grazie ad una rigorosa ricostruzione storica, permette di comprendere le origini, l’avvento e la pervasività del
politicamente corretto.
Professore, lei ha definito il politicamente corretto come l’espressione di un’ideologia: di cosa si tratta?
Il politicamente corretto è l’espressione retorico-precettistica del neoprogressismo, cioè l’ultima delle ideologie, che possiamo anche chiamare, come lo ha definito Mathieu Bock-Coté,«utopia diversitaria», «culto dell’altro». È un’ideologia simile a quelle ottocentesche e novecentesche. Essa si afferma con il tramonto di fascismo e nazismo e con la crisi del modello comunista sovietico, su cui si innestano i valori e le idee portate dai baby-boomers.
politicamente corretto.
Professore, lei ha definito il politicamente corretto come l’espressione di un’ideologia: di cosa si tratta?
Il politicamente corretto è l’espressione retorico-precettistica del neoprogressismo, cioè l’ultima delle ideologie, che possiamo anche chiamare, come lo ha definito Mathieu Bock-Coté,«utopia diversitaria», «culto dell’altro». È un’ideologia simile a quelle ottocentesche e novecentesche. Essa si afferma con il tramonto di fascismo e nazismo e con la crisi del modello comunista sovietico, su cui si innestano i valori e le idee portate dai baby-boomers.
martedì 5 marzo 2019
lunedì 11 febbraio 2019
XV Giornata di formazione e convivialità
XV Giornata di formazione e convivialità "Andrea Pappalardo”
L'Italia tra Rivoluzione e Contro-Rivoluzione. Saggio di Giovanni Cantoni
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Sabato 23 febbraio 2019
PROGRAMMA
h. 10:00, accoglienza e recita del S. Rosario
h. 10:30, primo intervento
h. 12:00, secondo intervento
h. 13:15, pranzo
giovedì 31 gennaio 2019
Ma quali diritti, l'ideologia gender piace solo perchè fa fare tanti soldi
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| Judith Butler |
Oggi capita di doversi inchinare alla teoria del gender anche per lavorare e per non finir tacciati di omofobia, sessismo, e inaccettabile ignoranza «scientifica». Ma cos'è, come nasce, e cosa dice questa teoria, che secondo molti scienziati politici e sociologi non ha comunque nulla di vagamente scientifico?
Un esempio tra i tanti: Bryan S. Turner, fra i più importanti sociologi viventi, considera i lavori dell'inventrice della teoria, Judith Butler un «esempio di confusione tra le proprie opinioni e i fatti della realtà». Non poco, per un pensiero che pretende di organizzare in modo nuovo la vita delle persone. Seguirne le vicende e la nascita ci può aiutare a capire alcune delle più profonde contraddizioni del mondo occidentale di oggi.
Il luogo in cui nasce questa «teoria» è uno dei templi di formazione dell'élite americana: il college Bennington, nelle verdi e curate campagne del Vermont, 71.000 dollari l'anno.
Un esempio tra i tanti: Bryan S. Turner, fra i più importanti sociologi viventi, considera i lavori dell'inventrice della teoria, Judith Butler un «esempio di confusione tra le proprie opinioni e i fatti della realtà». Non poco, per un pensiero che pretende di organizzare in modo nuovo la vita delle persone. Seguirne le vicende e la nascita ci può aiutare a capire alcune delle più profonde contraddizioni del mondo occidentale di oggi.
Il luogo in cui nasce questa «teoria» è uno dei templi di formazione dell'élite americana: il college Bennington, nelle verdi e curate campagne del Vermont, 71.000 dollari l'anno.
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