martedì 11 maggio 2021

Proletariato

 


Non c'è bisogno di alcuno sforzo per diventare un proletario: basta sottomettersi alla disumanizzazione della contro-cultura, e adorare gl'idoli della folla. Si richiedono molti sforzi, invece, per conservare l'eredità dell'ordine, della libertà e della giustizia; l'eredità del sapere, dell'arte e dell'immaginazione, che dovrebbe essere nostra. Alcuni spiriti maligni, in nome dell'uguaglianza, vorrebbero trasformarci tutti in proletari secondo la dottrina della miseria uguale per tutti. L'impulso conservatore, al contrario, dovrebbe recuperare tutti gli uomini e le donne possibili dalla condizione degradata della vita, caratterizzata dalla mancanza di obiettivi e di allegria, che è la condizione proletaria.

Il proletariato non va identificato con i "poveri". [...] Il proletariato non va nemmeno identificato con il "lavoratore" [...]. Il proletariato, in breve, è una massa di persone che ha perso - se mai lo possedeva, il senso della comunità, la speranza di miglioramento, le convinzioni morali, le abitudini del lavoro, il senso della responsabilità personale, della curiosità intellettuale, dell'appartenenza ad una sana famiglia, della proprietà, della partecipazione attiva negli affari di pubblico dominio, delle associazioni religiose e della consapevolezza dei fini o obiettivi dell'esistenza umana.

Russell Amos Kirk

mercoledì 5 maggio 2021

13 maggio 1981

 

1981 - 13 MAGGIO - 2021
L'attentato a s. Giovanni Paolo II e il mistero di Fàtima

Giovanni Formicola a colloquio con Aldo Maria Valli

Giovedì 13 maggio 2021 h. 21:00

https://us02web.zoom.us/j/87667000640

domenica 25 aprile 2021

PER UN NUOVO MOVIMENTO PER LA VITA. La risposta di Mons. Schneider

Pubblichiamo la risposta del Vescovo Athanasius Schneider alla lettera aperta del Nuovo Movimento Pro-life.

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Nur-Sultan, 21 aprile 2021

Ai Presidenti Mirco Agerde, Gianfranco Amato, Antonio Brandi, Giorgio Celsi, Francesco Fontana, Giovanni Formicola, Massimo Viglione

Sia lodato Gesù Cristo! Stimati signori,

Al caos morale che sembra imporsi ormai nel mondo, alle derive transumaniste che vanno facendosi sempre più esplicite, alla cultura di morte che domina le legislazioni degli Stati contemporanei è necessario opporsi con forza, risolutamente, con l’integralità della verità e l’intransigenza della volontà nel bene.

Ecco la necessità d’un nuovo movimento pro-life, senza compromessi, senza complessi d’inferiorità innanzi al mondo, mai subalterno alle ideologie della modernità. Un movimento pro-life che affermi con coraggio e fermezza l’assoluta illiceità di qualunque attentato alla vita umana innocente dal concepimento alla morte naturale.

Questo nuovo movimento pro-life non può tacere su quella mostruosa e globale struttura di peccato che grida vendetta al cospetto di Dio: l’utilizzo abituale da parte dell’industria farmaceutica, cosmetica e alimentare di cellule umane ricavate da embrioni e feti abortiti.

Lo sfruttamento, come riserva di materiale biologico, di embrioni e feti umani è un abominio cui ogni uomo ragionevole e di buona volontà dovrebbe opporsi denunciandone la natura perversa e diabolica.

Ringrazio di cuore Voi, stimati signori Mirco Agerde, Gianfranco Amato, Antonio Brandi, Giorgio Celsi, Francesco Fontana, Giovanni Formicola, Massimo Viglione per la Lettera aperta che avete voluto indirizzarmi. Ringrazio le realtà associative di cui siete guida: il Movimento Mariano Regina dell’Amore, l’Associazione Giuristi per la Vita, l’Associazione Pro Vita & Famiglia, l’Associazione Ora et labora in difesa della vita, l’Associazione Iustitia in Veritate, la Comunità Opzione Benedetto, la Confederazione dei Triarii. Vi ringrazio per l’impegno a costituire in Italia quel nuovo movimento pro-life di cui c’è assoluto bisogno. Ringrazio anche gli sottoscrittori della Lettera, medici, giuristi, uomini di cultura e di scienza.

Spero che questa vostra nobile e coraggiosa iniziativa in Italia possa ispirare iniziative simili in altri Paesi.

Invoco la benedizione Divina su tutti coloro che appoggiano questa iniziativa.

 

ATHANASIUS  SCHNEIDER

Episcopus titularis Celerinensis et

Auxiliaris Sanctae Mariae in Astana

PER UN NUOVO MOVIMENTO PER LA VITA. Lettera aperta al Vescovo Athanasius Schneider in adesione al suo Appello

                                                                                Ecc.za Ill.ma e Rev.ma
                                                                                Mons. Athanasius Schneider
                                                                                Vescovo titolare di Celerina
                                                                                Vescovo Ausiliare di Maria Santissima in Astana

Eccellenza Rev.ma,

molti in tutto il mondo hanno letto l’intervento di V.E. del 19 febbraio 2021 – Unmasking COVID-19: Vaccines, Mandates, and Global Salute – con grande consolazione, riconoscendovi una voce di verità, rara e preziosa.

Anche in Italia, associazioni e gruppi impegnati in favore del diritto alla vita non sono rimasti indifferenti. Molti hanno trovato nell’appello di V.E. ad un «nuovo movimento per la vita», che combatta «in modo chiaro e inequivocabile, contro le medicine contaminate dall’aborto, contro l’abuso di parti del corpo del nascituro», un potente stimolo a ripensare l’azione, non abbandonando certo la meritoria battaglia sin qui condotta nei decenni, ma anzi portandola a coerente completezza nella nuova prospettiva d’una critica integrale relativa alla legittimità etica e giuridica dell’uso di cellule embrionali e fetali nell’ambito della sperimentazione e dell’industria farmaceutica, cosmetica (e affini).

sabato 3 aprile 2021

Ottimismo cattolico

La realtà della risurrezione, fondamento della fede e della speranza cristiane, è anche alla base di un atteggiamento tipicamente cattolico, ossia l’ottimismo.

sabato 13 marzo 2021

Mons. Gaetano Pollio. Croce d'oro tra le sbarre.

                                                                                    



                    AI FRATELLI SENZA DIO

                    Affinché nelle tenebre dell’errore
                    e degli orrori risplenda loro la
                    Luce…




Basterebbe questa sua dedica – posta in esergo al libro, edito dal PIME con lo stesso titolo di questo ricordo – per sintetizzare la vicenda terrena di Mons. Gaetano Pollio, già Arcivescovo Metropolita di Kaifeng in Cina e Arcivescovo Primate di Salerno, nel trentennale del suo Dies natalis, il 13 marzo del 1991.

Un successore degli Apostoli cioè, memore dell’essentia del consacrato: un uomo di Dio, che vive nel mondo senza essere del mondo; che spende la sua vita per rischiarare le tenebre dell’errore e degli orrori, con la Luce di Chi è via, verità e vita; che vive nella sua carne la Passione di Cristo, testimoniandoLo fino alla reclusione, avvenuta il 1° aprile 1951, “perché ostacolavo nella mia arcidiocesi il nuovo movimento della chiesa nazionale [scismatica, prona alle disposizioni del partito comunista cinese]”.

mercoledì 10 febbraio 2021

10 febbraio, Giorno del ricordo

 «[…] il caso riguardante un gruppo di profughi istriani che da Pola, nel febbraio del 1947, la nave Toscana riporta in Italia […]:

«La nave li sbarca ad Ancona ed essi, ancora storditi dalla calamità che li ha divelti, vengono caricati su un treno con le famiglie, i loro vecchi e i loro bambini, le masserizie che sono riusciti a portarsi dietro. A Bologna, alla stazione, […] i ferrovieri comunisti, mobilitati insieme ad altri militanti dalle organizzazioni di partito, impediscono a quella gente raminga di scendere dal treno e di mangiare e bere qualcosa, minacciano di bloccare con uno sciopero il più importante nodo ferroviario d’Italia se il treno si fermerà troppo a lungo nella stazione. Già allo sbarco ad Ancona quei fuggiaschi senza tetto erano stati accolti con fischi, insulti e qualche rissa. Agli occhi dei loro aggressori erano fascisti, perché lasciavano il Paradiso in Terra, un Paese comunista».
 
Ernesto Galli della Loggia, La morte della patria. La crisi dell’idea di nazione tra Resistenza, antifascismo e Repubblica, Laterza, Roma-Bari 1996, p. 115.