martedì 4 aprile 2023

Meditazioni per il Martedì Santo

Adoriamo Gesù Cristo, il quale col suo esempio, prima di lasciare la vita, ci insegnò a strappare dal nostro cuore le tue passioni che conducono all'eterna dannazione la maggior parte degli uomini, cioè: la passione del piacere e la passione dell'orgoglio. Alla passione del piacere Egli oppone alle sofferenze più atroci; alla passione dell'orgoglio le umiliazioni più ignominiose. Domandiamo a questo divin Salvatore perdono della nostra corruzione la cui espiazione gli costò così cara e ringraziamolo di aver voluto subire, per guarircene, tanti supplizi e tante ignominie.


I. Supplizi che i nemici di Gesù gli fecero soffrire. - Quegli uomini disumani e crudeli fino alla ferocia non lasciarono nel corpo di Gesù nessuna parte senza dolore. La notte che precedette la sua morte, tempestarono di schiaffi la sua faccia adorabile; il giorno stesso della sua morte, sotto i colpi dei flagelli fecero volare la sua carne in brani: scorse a rivi il suo sangue, tutto il suo corpo non divenne che una sola piaga, le sue ossa furono messe a nudo e la sua testa fu coronata di spine. Dopo tali supplizi gli fanno portare sulle spalle la croce fino al Calvario, dove gli conficcano i chiodi nei piedi e nelle mani, lo abbeverano di fiele e di aceto. Meditiamo un istante questi terribili supplizi; entriamo nel pensiero di Dio, che li sopporta e vuole con ciò ispirarci l'odio alla nostra carne. Dopo questo chi oserà accarezzare il suo corpo, ben trattarlo e procurargli piaceri e godimenti? Chi invece non sentirà il dovere di porre ogni opera per mortificarlo e farlo soffrire? Non si è certo vero cristiano che a questa condizione. Quante riflessioni su di noi stessi! Quante riforme nei nostri sentimenti e nella nostra condotta! Amiamo tanto il piacere, teniamo tanto l'afflizione e la sofferenza; e come usiamo noi dirci cristiani?


II. Obbrobri che i nemici di Gesù Cristo gli fecero soffrire. - Dal giardino degli Olivi Gesù, legato strettamente, venne condotto come un reo alla casa di Caifa tra mille grida oltraggiose. La notte che seguì l'arresto fu dato in potere dei nemici, che dopo avergli bendati gli occhi, con pugni e schiaffi percuotendolo e sputandogli in faccia gli dicevano: Indovina chi ti ha percosso. Il giorno che seguì quella trista notte, lo traggono per le vie di Gerusalemme vestito da pazzo, lo scherniscono, lo insultano come un folle. Di là ricondotto al Tribunale di Pilato è uguagliato a Barabba e tutto il popolo che poco prima l'aveva ricevuto in trionfo, proclama che Barabba, ladro ed assassino, è meno reo di lui e domanda con grida di rabbia e di furore la morte di colui che non aveva mai fatto che del bene. Poi lo si corona di spine, gli si getta sulle spalle per scherno, quasi mantello reale, uno straccio di porpora, gli si pone in mano una canna a guisa di scettro; e tutti lo beffeggiano come un re da teatro. Addio la fama della sua sapienza: egli non è più che  uno stolto; addio la nomea della sua potenza: non si vede in lui che debolezza; addio l'aureola della sua innocenza e della sua santità: ormai nell'opinione pubblica non è che un reo, un bestemmiatore degno di morte, più che non siano i ladri e gli assassini. Viene crocifisso tra due ladroni, come il più colpevole tra di loro; e tutto il popolo, stretto intorno alla Croce, l’opprime, fino al suo ultimo respiro di insulti e di sarcasmi. Ecco come Gesù Cristo ci insegna l'umiltà, la sottomissione e la dipendenza; ecco come condanna l'orgoglio, che non può soffrire il minimo disprezzo, si impazientisce per cose da nulla, mormora per la minima contraddizione; l'amor proprio, che si ribella per la preferenza data agli altri; la suscettibilità e la pretensione; ecco come ci insegna a contentarci della stima di Dio solo, ed avere in conto di nulla i giudizi umani, l'opinione pubblica ed i vani discorsi di quelli che scherniscono la pietà.

Quale frutto abbiamo ricavato sinora da questi divini insegnamenti? Quale progresso abbiamo fatto nell'umiltà nel sopportare la mancanza di riguardi, le parole offensive, le ferite dell'amor proprio? O Gesù, così umile, abbiate pietà di noi e convertiteci.


tratto da: Hamon-Bertola, Meditazioni e colloqui eucaristici.

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